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Lun, Ott
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Barak e Xi han detto sì

Editoriali
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Accordo di Parigi per contrastare i cambiamenti climatici: all’inizio di settembre nel corso del G20 di Hangzhou sono arrivate a sorpresa le ratifiche cinese e americana. Insieme i due colossi producono il 38% delle emissioni CO2 nel mondo; per ora nulla cambia ma si avvicina il traguardo.

Infatti il testo approvato lo scorso dicembre da 195 Paesi – che contiene l’impegno a mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e sollecita sforzi per centrare l’obiettivo di 1,5°C – entrerà in vigore quando sarà ratificato da almeno 55 Paesi che producano il 55% delle emissioni globali.

Prima dello storico sì solo 23 nazioni avevano ratificato il trattato. Grandi assenti Russia, India e molti paesi in via di sviluppo. Latita anche la Ue, che pesa per il 12% sulle emissioni globali, in quanto deve attendere che ogni stato membro proceda alla ratifica. Il ministro degli Esteri Gentiloni e quello dell’Ambiente Galletti in una nota congiunta: La ratifica dell’accordo raggiunto alla Cop21 di Parigi da parte di Stati Uniti e Cina segna un passaggio storico nell’azione di contrasto ai cambiamenti climatici e verso la trasformazione in senso sostenibile del modello economico globale. Nella cornice dell’ambizioso impegno europeo, l’Italia è al lavoro per definire la sua legge di ratifica, con l’obiettivo di trasmetterla entro settembre alle Camere e di poter completare l’iter parlamentare nel più breve tempo possibile. Intanto con le 31 ulteriori ratifiche annunciate dal Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon il 21 settembre siamo arrivati a 60 Paesi (47,62% delle emissioni).

A livello normativo e di indirizzo ci sono altre novità in arrivo: è giunto alle fasi finali il decreto che recepisce la direttiva DAFI del Parlamento e del Consiglio Europeo – a pagina 10 – per la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla diffusione delle alimentazioni alternative, che coinvolge GPL, metano, elettrico, idrogeno, biocarburanti e GNL.

Pare poi che il Governo italiano voglia andare oltre la DAFI: per fornire agli amministratori e ai decisori un utile strumento di supporto, è in preparazione una Road Map tecnologica per la mobilità sostenibile, alla quale stanno collaborando anche le associazioni di categoria. Un primo incontro si è svolto a fine luglio, presieduto dal Vice Segretario Generale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Raffaele Tiscar.

Provvedimenti, che suggeriscono importanti interrogativi. Porteranno nuovi incentivi? Daranno equamente a ogni risorsa energetica la possibilità di diffondersi maggiormente? Saranno in grado di tutelate il patrimonio tecnologico e occupazionale dell’Italia, leader nel mondo per l’autotrazione a gas?

Ci auguriamo che sia così e ci prepariamo a seguire con attenzione gli sviluppi di questa delicata fase, destinata ad influenzare le scelte energetiche e di mobilità sostenibile dei prossimi anni.

Ci auguriamo anche che le richieste delle categorie direttamente coinvolte vengano ascoltate: ad esempio da tempo il Consorzio Ecogas, associazione che riunisce gli operatori del settore del GPL e del metano per auto, chiede che i veicoli ecologici vengano supportati con azioni di incentivazione strutturali (come incentivi finanziari ed esenzione pagamento bollo), che grazie al maggior giro d’affari generato da vendite di auto nuove e trasformazioni in after market sono a costo zero e aiuterebbero gli utenti finali a scegliere l’ambiente.

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