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Lun, Gen
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Auto, profondo rosso. Bene le basso impatto

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Ad ottobre 2021 101.015 immatricolazioni in Italia, -35,7% su ottobre 2020. Le auto immatricolate nei primi dieci mesi sono 1.266.629, il 12,7% in più rispetto ai mesi gennaio-ottobre 2020, caratterizzati da un notevole calo di vendite, effetto della pandemia. Rispetto al 2019 il periodo risulta però in
calo del 22%.

ALIMENTAZIONI, DIESEL E BENZINA IN FLESSIONE
Prosegue il declino delle auto diesel: in calo ad ottobre del 63,5%,rappresentano il 17,3% del mercato del mese e il 22,7% dei primi dieci mesi 2021 (34,1% nel 2020). Sono quelle con il calo maggiore: -25%. In flessione anche la benzina: -47% con 26,1% di quota ad ottobre e -12,3% nei primi dieci mesi, con il 30,4% di quota (9 punti percentuali in meno di gennaio-ottobre 2020).

ALTERNATIVE TUTTE IN CRESCITA
Le immatricolazioni delle auto a basso impatto ambientale rappresentano il 56,6% del mercato di ottobre e il 46,9% nei primi dieci mesi, -3,9% nel mese e +97,1% da inizio anno. Le elettrificate sono al 47,4% di ottobre e al 37,6% nei primi dieci mesi. Le vetture a gas: 9,2% del mercato del decimo mese 2021 e 9,3% dei primi dieci mesi. Le GPL con una quota del 7,8% nel mese e 7,1% nel cumulato; quelle a metano 1,4% e 2,2%. Le vendite delle GPL
calano nel mese (-31,4%) ma crescono da inizio anno (+19,5%), mentre quelle a metano si riducono del 44,3% ad ottobre e aumentano dell’8% nel cumulato.

LA CRISI DELLE MATERIE PRIME
Sull’andamento negativo complessivo del mercato auto, sottolinea Anfia, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, continua a pesare la crisi delle materie prime, in particolare dei semiconduttori, che sta generando ritardi di molti mesi nei tempi di produzione e consegna dei veicoli.
Secondo Unrae, Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, la persistente carenza dei componenti elettronici non fa intravedere possibili miglioramenti del mercato a breve, tanto da rendere realistica una chiusura del 2021 con un volume complessivo non superiore a 1.500.000 unità, pari a 417.000 in meno del 2019, un calo del 21,7%.

EMERGENZA PREZZI. METANO PENALIZZATO
Ottobre ha inaugurato una fase di forte rincaro dei prezzi carburanti(nell’aria da tempo), particolarmente pesante per GNL e metano, superando i 2 euro al kg in molti punti vendita. A partire dalla scorsa primavera, sottolinea Assogasmetano, le quotazioni internazionali del gas naturale hanno iniziato a salire in modo eccezionalmente rapido, fino a raggiungere
valori mai visti. Il metano carburante, senza colpa alcuna, si trova a subire questa congiuntura che in molti casi sta penalizzando gli utenti.
L’associazione delle imprese distributrici di metano autotrazione ribadisce che non hanno fondamento affermazioni lette sulla stampa che farebbero sospettare speculazioni da parte dei distributori. Il prezzo della materia prima, nel caso del metano auto, incide moltissimo sul prezzo finale,
e ricopre una quota rilevante anche la spesa per l’energia elettrica necessaria per l’erogazione del gas compresso, i cui prezzi sono anch’essi saliti a dismisura. Quanto poi ai prezzi che vedono differenze anche molto elevate da un impianto all’altro, Assogasmetano spiega che in alcuni casi le aziende titolari possono ancora contare su prezzi di acquisto contrattualizzati precedentemente e, a riprova della mancanza di speculazioni, possono applicare prezzi più contenuti e congruenti con il costo di acquisto. L’aumento repentino dei prezzi del gas, rimarca Federmetano, Federazione nazionale distributori e trasportatori di metano, verso cifre che nessuno avrebbe mai immaginato, vera anomalia se consideriamo che dal 2005 a oggi il prezzo medio del gas si è sempre
attestato intorno ai 24,50 cents/smc. Questo certamente lascia ben sperare che, superate le attuali tensioni di mercato, i prezzi si riassestino sui valori normali.
Tra le proposte per arginare il problema la sterilizzazione parziale dell’IVA, con un’estensione dell’aliquota IVA al 5% anche alle forniture di gas naturale: CNG, LNG, biometano destinate all’autotrazione. Assopetroli-Assoenergia: l’impennata generalizzata dei prezzi del gas naturale rischia di pregiudicare l’utilizzo di un vettore energetico essenziale per la
transizione alla low carbon economy, come peraltro riconosciuto anche dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR).

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