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Ven, Lug
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2035, stop ai motori a combustione interna?

Ambiente
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Quarta riunione del Cite, il Comitato interministeriale per la Transizione ecologica, presieduta dal vice presidente e ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani: definite le tempistiche di sostituzione dei veicoli con motore a combustione interna.

La decisione presa il 9 dicembre: in linea con la maggior parte dei paesi avanzati, il phase out (eliminazione graduale) delle automobili nuove con motore a combustione interna dovrà avvenire entro il 2035, mentre per i furgoni e i veicoli da trasporto commerciale leggeri entro il 2040. La nota del ministero della Transizione Ecologica prosegue facendo una specifica di grande importanza per le alimentazioni alternative: In tale percorso occorre mettere in campo tutte le soluzioni funzionali alla decarbonizzazione dei trasporti in una logica di neutralità tecnologica valorizzando, pertanto, non solo i veicoli elettrici ma anche le potenzialità dell’idrogeno, nonché riconoscendo – per la transizione – il ruolo imprescindibile dei biocarburanti, in cui l’Italia sta costruendo una filiera domestica all’avanguardia.
Un paragrafo è dedicato ai cosiddetti costruttori di nicchia, riferendosi ad alcune eccellenze motoristiche italiane: misure specifiche potranno essere eventualmente valutate con la Commissione europea all’interno delle regole comunitarie.
 L’annuncio ha scatenato reazioni molto forti. Quella, durissima, di Anfia, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica: La nota stampa diffusa dal Cite ha sorpreso e messo in serio allarme le aziende della filiera produttiva automotive italiana – e, probabilmente, anche tutti gli imprenditori e le decine di migliaia di lavoratori che rischiano il posto a causa di un’accelerazione troppo spinta verso l’elettrificazione – non essendo coerente con le posizioni espresse, ancora poche ore prima, da autorevoli esponenti del Governo. A nome di tutte le imprese della filiera, degli imprenditori italiani e dei lavoratori del settore automotive auspichiamo un ripensamento, o comunque un chiarimento, su quanto espresso nella nota e, soprattutto, chiediamo al Governo italiano di fare quello che i governi degli altri Paesi hanno già fatto: dare delle certezze alla filiera e definire al più presto la road map italiana per la transizione produttiva e della mobilità sostenibile.
Rincara la dose Unem, Unione Energie per la Mobilità: La decarbonizzazione del settore dei trasporti – sottolinea l’associazione di derivazione Unione Petroliferasi raggiungerà solo sviluppando fino al massimo potenziale le diverse tecnologie disponibili con un approccio tecnologicamente neutrale, in un quadro normativo e regolamentare inclusivo, chiaro e stabile che permetta agli operatori di programmare i necessari investimenti. L’annuncio del Mite crea incertezza e appare non in linea con gli indirizzi contenuti nel Piano per la Transizione Energetica, anche alla luce del parere recentemente espresso dalla Commissione Ambiente del Senato, nel quale si chiede il rispetto del principio della neutralità tecnologica nel definire le politiche e nel promuovere lo sviluppo delle diverse tecnologie che  costituiranno l’insieme di soluzioni per il raggiungimento dei target climatici al 2030 e al 2050. La Commissione raccomanda, inoltre, l’adozione del Life Cycle Assessment (LCA) per la valutazione degli impatti reali dovuti al trasporto su strada, includendo nell’analisi i processi di fabbricazione e di fine vita del veicolo e dei singoli carburanti nonché l’emanazione di norme attuative volte a favorire lo sviluppo dei carburanti low carbon liquidi e gassosi, che rispettino i criteri di sostenibilità e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
Dello stesso tenore i commenti di Assopetroli Assoenergia, che rivolge la sua attenzione anche alla seconda parte dell’annuncio Mise.
Come la nostra Associazione ha avuto più volte modo di rappresentare, i biocarburanti e i carburanti di origine sintetica avranno effettivamente un ruolo cruciale nella transizione energetica, avendo il vantaggio di unire alle eccellenti performance ambientali anche la possibilità di essere distribuiti mediante l’infrastruttura già esistente. Per far sì che dispieghino a pieno il proprio potenziale nella partita della decarbonizzazione, però, servono ingenti investimenti, la cui sostenibilità economica è strettamente correlata alla possibilità di impiegare i suddetti prodotti su larga scala e in tutti i settori, anche e soprattutto nel trasporto leggero. Con una data di fine vita per i motori endotermici verrà meno la spinta agli investimenti in ricerca e sviluppo. Viene anche preclusa ogni prospettiva funzionale alla modernizzazione e alla razionalizzazione della rete distributiva, spingendo gli operatori (soprattutto i piccoli) a disinvestire, generando problematiche di sicurezza e di tenuta in esercizio dell’intero comparto nella delicata fase della transizione energetica.

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