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05
Lun, Dic
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Inquinamento e gravidanza: le polveri sottili possono ridurre l’età gestazionale e aumentare il rischio di parto cesareo

Ambiente
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Uno studio della Statale di Milano ha stabilito la correlazione tra la proteina PCSK9, responsabile della regolazione del colesterolo LDL, con la riduzione dell’età gestazionale e l’aumento del rischio di ricorso al cesareo.


La ricercaChiara Macchi

Chiara Macchi, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano, è la coordinatrice dell’indagine. La sua scoperta è stata pubblicata su Environment International e ha ricevuto di recente una borsa di studio nell’ambito del Prix Galien Italian 2022, un’iniziativa nata in Francia negli anni ’70 con lo scopo di valorizzare l’innovazione farmaceutica e la ricerca scientifica, giunta alla sua 30ma edizione.

L’obiettivo di questa ricerca è stato valutare gli effetti avversi dell’esposizione all’inquinamento ambientale in donne in gravidanza”, spiega Chiara Macchi. “Durante la gestazione il colesterolo materno ricopre un ruolo importante per la crescita del feto e, in un precedente lavoro, avevamo studiato la relazione tra inquinamento ambientale e livelli di colesterolo: in questo studio la nostra attenzione si è concentrata sulla proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 (PCSK9), uno dei principali regolatori della colesterolemia LDL”.

Nello specifico, i livelli della proteina PCSK9 sono stati dosati in 134 donne sane alla 12esima settimana di gestazione per valutare se questa potesse essere un precoce marcatore biologico di eventuali complicanze. Le analisi dei parametri biologici e di quelli inerenti all’intero periodo di gestazione hanno permesso di evidenziare come l’esposizione all’inquinamento ambientale, in particolar modo al particolato < 2.5 μm (PM2.5), si associ alla riduzione di circa una settimana e al ricorso al parto cesareo per ogni incremento pari a 100ng/mL dei livelli circolanti di PCSK9. Tale effetto è risultato ancor più significativo nei casi di esposizione ad alti livelli di polveri sottili PM2.5.
Questi dati sono stati supportati dall’aumento del rapporto di probabilità per i parti cesarei d’urgenza, tendenze osservate sia quando si è considerata l’esposizione al PM10 sia quella al biossido di azoto NO2.

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