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Dom, Set
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Biometano, c’è la Piattaforma Tecnologica Nazionale

Tecnica
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Presentata a Ecomondo – Fiera di Rimini, 8-11 novembre – la Piattaforma Tecnologica Nazionale sul (Bio)metano che unisce industria, trasporti, settore agricolo, utilities ed associazioni ambientaliste per far sì che l’Italia diventi produttore di uno dei biocarburanti avanzati più promettenti.

Prodotto sia dai sottoprodotti di origine agricola sia dalla frazione organica dei rifiuti urbani, rappresenta una soluzione per il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni per il contrasto ai cambiamenti climatici: una risorsa strategica. Ma in Italia, sottolineano i promotori, mancano ancora alcuni punti regolamentari necessari per sostenere l’operatività del settore. Infatti la presentazione ha coinciso con la firma di un documento programmatico dove sono enumerate le azioni necessarie:

• Rivedere l’intervallo temporale per l’accesso agli incentivi;
• Prevedere entro il 2030 un target annuo minimo di immissione di biometano in rete pari ad almeno il 10% del metano immesso nello stesso periodo;
• Prevedere un sistema di contabilizzazione che valorizzi la capacità delle imprese agricole e degli impianti di digestione anaerobica e compostaggio di sequestrare la CO2 in atmosfera;
• Istituire un Registro delle Garanzie di Origine del biometano per sviluppare un mercato attivo di scambi che faccia emergere il legame di valore tra biometano ed emissioni evitate di carbonio;
• Modificare la regolamentazione del mercato dei CIC (certificati di immissione in consumo). Per quanto riguarda invece l’immissione in rete, le procedure applicative sono state recentemente pubblicate dal Gse, Gestore Servizi Energetici.

La Piattaforma, con il coordinamento di CIC, Consorzio Italiano Compostatori e CIB, Consorzio Italiano Biogas e la partecipazione di Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia, intende valorizzare le soluzioni tecnologiche innovative per far sì che l’Italia diventi uno dei principali produttori di biometano ed esprima tutto il potenziale nel futuro greening delle attività produttive, della rete gas e della mobilità.

L’Italia, con un adeguato sistema legislativo a supporto, sarebbe nelle condizioni di raggiungere una produzione di 8,5 miliardi di metri cubi di biometano al 2030, non solo senza ridurre il potenziale dell’agricoltura sui mercati alimentari, ma accrescendo competitività e sostenibilità delle aziende agricole.

Guardando infatti alle potenzialità italiane, l’Italia è il secondo produttore di biogas europeo dopo la Germania e quarto mondiale dopo Cina, Germania e Stati Uniti. A fine 2015 risultano operativi nel Paese circa 1.555 impianti biogas – ma solo 7 hanno già provveduto all’upgrading per il biometano – con una potenza elettrica installata di circa 1.200 MW elettrici, corrispondente a 2,4 miliardi di metri cubi l’anno di gas equivalente. Circa l’80% è alimentato da matrici agricole come liquami zootecnici, residui agro-industriali o colture di integrazione mentre il restante 20% utilizza la frazione urbana dei rifiuti solidi urbani, i fanghi di depurazione e il biogas captato dalle discariche.

Alla Piattaforma ha aderito anche il Consorzio Ecogas, che riunisce gli operatori del settore GPL e metano autotrazione, compresi i costruttori di impianti a gas e le officine che effettuano le conversioni in after market.

Guardiamo allo sviluppo del settore del biometano con grande interesse – sottolinea Alessandro Tramontano, presidente Consorzio Ecogas – perché fa del gas per auto una fonte rinnovabile a tutti gli effetti, destinata ad andare ben oltre il periodo di transizione.

 

Biometano e … green jobs

La filiera del biogas-biometano è il settore a maggiore intensità occupazionale tra le rinnovabili (6,7 addetti per MW installato) e ha favorito la creazione di oltre 12 mila posti di lavoro stabili e specializzati. Secondo il Cib, Consorzio Italiano Biogas, il target di produzione al 2030 di 8,5 miliardi di metri cubi di biometano comporterebbe l’incremento di una volta e mezzo, attraverso fonti non fossili, della quantità di gas naturale autoprodotta dal nostro paese. La capacità di coprire il fabbisogno italiano annuo passerebbe così dall’attuale 10 al 25%. I nuovi investimenti creerebbero 15 mila green jobs.


Biometano e Volkswagen

La casa tedesca, presente ad Ecomondo, si è pronunciata a favore della soluzione biometano: nell’immediato la soluzione più concreta e credibile per una mobilità sostenibile. In quest’ottica si inserisce la collaborazione con CARe (Center for automotive research and evolution) che partirà a gennaio. Volkswagen metterà a disposizione una flotta di cinque Golf (una per alimentazione: TSI benzina, TDI diesel, TGI metano, GTE ibrida ed e-Golf elettrica) per condurre una sperimentazione aperta a eventuali altri partner interessati, per dimostrare l’efficienza dell’impiego di una miscela di metano fossile e biometano in campo automobilistico. Altri progetti Volkswagen in linea con questa filosofia: in Germania, già dal 2010, in collaborazione con un partner locale è stata creata la prima stazione di rifornimento di SunGas, (biometano); in Svezia nel 2008 Volkswagen e la società E.ON SE hanno fatto partecipare due Scirocco al Campionato Svedese Turismo (STCC) in Spagna, nel 2014, si è unita al consorzio All-gas il cui progetto ha dimostrato la sostenibilità della produzione su larga scala di biocarburante basato sulla coltivazione a basso costo di microalghe.

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