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Lun, Set
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L’oro che viene dai rifiuti

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Dal biogas metano italiano per usi energetici e autotrazione
Il biometano è metano italiano che rifornirà gli autoveicoli alimentati a gas naturale. È ottenuto dal biogas, che grazie a un processo di raffinazione detto upgrading diviene praticamente uguale al carburante attualmente utilizzato in autotrazione. È in fase di completamento il quadro normativo, che spazia dalla produzione  alla composizione del prodotto, dall’incentivazione alla commercializzazione – all’argomento abbiamo dedicato ampio spazio sul numero 121 di Ecomobile.

C’è chi ha già compiuto passi importanti: Acea Pinerolese, multiutility che gestisce una pluralità di servizi a favore di Comuni, aziende e cittadini, come il trattamento dei rifiuti organici da raccolta differenziata di Torino e di buona parte del territorio provinciale. Il Polo ecologico integrato, così si chiama il centro di trattamento, è il primo in Italia in grado di produrre biometano per uso domestico e per autotrazione ottenuto dai rifiuti organici delle città (Forsu).

Una proiezione recentemente elaborata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile prevede che al 2030, avviando a stabilizzazione anaerobica circa 9 milioni di tonnellate di Forsu, si otterranno circa 670 milioni di mc di metano. Una prospettiva di grande interesse per lo sviluppo delle auto a gas.

Ne abbiamo parlato con l’ingegner Marco Avondetto, Direttore del Settore Rifiuti di Acea Pinerolese.

Ci racconta come e perché avete intrapreso questo cammino?
Tutto è iniziato nel 2003. Siamo stati tra i primi in Italia ed anche su scala internazionale a realizzare ed avviare un sistema integrato di digestione anaerobica-aerobica. Ancora oggi la maggior parte degli impianti sul territorio nazionale effettua solo un trattamento aerobico, ovvero il compostaggio. Queste strutture sono in grado di realizzare un recupero di materia – il compost – ma non valorizzano il potenziale energetico dei rifiuti organici. Al Polo Ecologico, invece, ricaviamo da questi scarti anche il biogas, utilizzato per produrre energia elettrica e termica. Molti impianti in Italia si stanno orientando versa questa soluzione, che presenta molti vantaggi. I ragguardevoli risultati ottenuti ci hanno spinto a sondare ulteriori possibilità di valorizzazione del rifiuto organico. Il lavoro di ricerca è proseguito e ci ha condotti ad un nuovo traguardo: la produzione di biometano.

Avete stimato quali quantitativi di metano per autotrazione potrebbe produrre il vostro impianto e quale fabbisogno potrete soddisfare?
Se tutto il biogas prodotto al Polo Ecologico venisse trasformato in biometano, sarebbe sufficiente per alimentare oltre 2.500 auto con un percorrenza annua di 20.000 km. Dato teorico in quanto una quota del biogas dovrebbe comunque essere utilizzato per le necessità energetiche degli impianti del Polo.

Il biometano da voi prodotto viene già utilizzato?
Sono già stati eseguiti alcuni test sulla nostra flotta aziendale. Non appena la normativa lo permetterà, è nostra intenzione agire su due fronti: l’immissione in rete (considerando che Acea opera anche nella distribuzione gas) e l’utilizzo per autotrazione con la riconversione dell’intera flotta. Questa seconda prospettiva presenta per noi un duplice vantaggio, in quanto svolgiamo anche il servizio di raccolta rifiuti e siamo dotati di un nostro parco mezzi. A proposito dell’immissione in rete, è già stato siglato un accordo con L’Oreal di Settimo Torinese, interessata a sopperire alle proprie esigenze energetiche con fonti rinnovabili.

Quale strada avete scelto per la commercializzazione?
Siamo aperti a qualsiasi soluzione, sia nel campo dell’autotrazione che per l’immissione in rete, ma al momento siamo in attesa che vengano definiti alcuni elementi tecnici e normativi.

Un consiglio a chi volesse seguire il vostro esempio.
L’approccio iniziale è fondamentale. Fin dal principio abbiamo ragionato in un’ottica di sistema. Uno dei punti di forza del nostro Polo Ecologico è infatti l’integrazione tra gli impianti. Ciascuno di essi, anche se tecnologicamente avanzato, preso singolarmente non sarebbe completamente efficiente. La chiave è la visione di insieme. E questo approccio non si limita agli aspetti tecnologici, ma coinvolge anche le modalità di gestione e la comunicazione ai Cittadini. Ottenere il consenso della collettività è un aspetto cruciale. Per questo i nostri impianti sono stati realizzati per essere aperti al pubblico: ospitiamo annualmente più di 1.000 visitatori, che guardano con interesse non solo i vantaggi ambientali del Polo Ecologico, ma anche le ricadute economiche sul territorio.

 

Il biogas da rifiuto organico

In Italia gli impianti di digestione anaerobica di rifiuto organico (umido, detto Forsu e scarto verde) continuano a crescere: dai 32 del 2011 ai 43 del 2013, con un incremento del 41% dei quantitativi trattati. Secondo un’elaborazione di dati ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ogni tonnellata di rifiuto organico trattato produce in media 125 Nm3 (normal metro cubo, unità di misura della quantità di gas in condizioni "normali", ovvero a pressione atmosferica e a 0°C) di biogas. Se la raccolta dell’umido fosse diffusa su tutto il territorio nazionale, si potrebbero produrre più di 450 Gm3 (miliardi di metri cubi) di biometano. Già oggi se tutto l’umido fosse trasformato in biometano, si potrebbero alimentare le flotte dedicate alla raccolta dei rifiuti con un’autosufficienza dell’80%. Fonte: Cic, Consorzio Italiano Compostatori, Rapporto annuale 2014.

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