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Mar, Nov
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Legambiente e le accise sui carburanti, le riflessioni di Paolo Vettori, presidente Assogasmetano

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Dopo, nell’ordine, il “primo decalogo” delle associazioni ambientaliste italiane, non tutte per la verità, l’annuncio della “triplice” (brutto nome evocativo) di Oica, Eutoelectric e la nota ONG T & E, che fa da porta “bandiera”, tesa, usando un termine gentile, a delegittimare gli aspetti ambientali del metano; l’intervento di E-Motus contro un possibile utilizzo delle trasformazioni a gas (metano e Gpl) ventilato dal rappresentante del Ministero dell’Ambiente; l’operazione “togliamo di mezzo il gas metano” non poteva non trovare logica conclusione che con il “nuovo decalogo” di Legambiente con le proposte di aumentare l’accisa sul metano per autotrazione.


Noi non siamo scienziati della finanza, ma suggerire al Governo per risolvere il problema ambientale con una manovra di aumenti e diminuzioni di accisa che porta alle casse dello stato la cifra di 294 milioni di euro ci pare una idea non solo malsana ma anche bizzarra sotto diversi aspetti. Infatti una entrata così modesta per le casse dello stato, mira invece scopertamente a colpire l’utilizzo del metano per i trasporti e favorire, diciamo come le cose come stanno, mediante la diminuzione dell’accisa sulla benzina, un maggiore utilizzo dei veicoli ibridi che notoriamente invece utilizzano oltre il 95 % benzina!
Ma in ultima analisi la proposta di Legambiente ha come obiettivo dare la possibilità al mondo della mobilità elettrica, tout court, di non avere ostacoli nel suo sviluppo.

Quando un autorevole rappresentante di Legambiente fa girare sui social affermazioni di questo tipo a chi si permetteva di esprimere perplessità sulla proposta avanzata, qualche riflessione viene spontanea:
“Ma sul fossile non ci deve essere scampo. Giusto tassarli per ridurne il consumo”
“Non sopporto che l’unico carburante che non paga quasi nulla di accise sia il metano fossile”

Nella nostra modestia ci permettiamo di evidenziare che, troviamo insensato introdurre misure che colpirebbero un comparto, quello del metano per i trasporti e quindi impedirebbero indirettamente il possibile utilizzo del biometano (se chiudessero i 1.400 distributori stradali di CNG il biometano da chi verrebbe acquistato?), che, nonostante le teorie sulle emissioni diffuse maldestramente e in modo arrogante e strumentale da T&E, offre invece benefici ambientali certi, certificati e provati, che impiega 20.000 addetti, 5.000 officine specializzate nella trasformazione e manutenzione degli autoveicoli, 50 costruttori di componentistica dedicata, 1.900 mil/€ giro d’affari complessivo della parte commerciale e industriale, a vantaggio di un progetto di possibile sviluppo, quello della mobilità elettrica, ancora tutta da realizzare e, perché no, finanziare.

Per questo motivo, vorremmo evitare che fossero non solo gli utenti del metano, ma anche i cittadini italiani a pagare il futuribile che qualcuno invece vuole lasciare intendere che è già qui. Non è qui, ne parleremo forse nel 2050, per intanto, per favore non facciamo(ci) del male.

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