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Lun, Nov
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eRaid, in viaggio con le auto elettriche

Turismo
Tipografia

Più di 1.000 km di strade secondarie e collinari in quattro giorni.

Non un’impresa, se non fosse per i mezzi protagonisti, auto elettriche, poco idonei per viaggiare per l’autonomia modesta, lunghi tempi di rifornimento e la rete di ricarica poco capillare. Per sfatare tale pregiudizio è nata eRaid, un tour con 15 vetture con partenza dall’Autodromo di Monza e termine a Pietrasanta, in Versilia. Tappe a Parma, Pistoia e Siena. Tratti montani come il Passo dell’Abetone (1.388 metri) e molte delle attrattive del Bel Paese, come Maranello, l’Eremo di Camaldoli, Monteriggioni, Montepulciano, Arezzo e Pisa.

Turismo elettrico possibile
Tour divertente, di grande interesse turistico e istruttivo per capire la situazione della mobilità elettrica nazionale, a cominciare dalla risposta alla sfida lanciata dagli organizzatori: sì, viaggiare in elettrico è possibile. E lo si può fare anche con vetture piccole pensate per la città come la Peugeot e-208 e l’Opel Mokka-e, modello con l’autonomia minore tra le presenti (324 km). Tutti i partecipanti sono riusciti a completare le tappe con o senza soste e con fortune alterne. I meno fortunati hanno avuto soste di ricarica prolungate a causa delle colonnine occupate da altre vetture a deviare verso altre “prese” o attendere il turno allungando il tempo di “rifornimento” a qualche ora.

Imparare a pianificare
Dall’eRaid sono emerse note positive, come il comfort offerto dalle vetture a batterie, meno affaticanti da guidare, silenziose e con una coppia elevata ai bassi regimi, efficace nelle salite e nelle ripartenze; viaggiare senza troppe limitazioni, soprattutto dopo avere superato l’ansia da ricarica (svanisce con la progressiva conoscenza dell’autonomia residua reale) e avere preso dimestichezza con alcune app create per facilitare gli spostamenti con la “scossa”, come quelle per la ricerca delle colonnine e per pianificare le soste. Rispetto alle auto tradizionali, le elettriche richiedono una programmazione per verificare la presenza di “prese” lungo il percorso ed evitare di perdere tempo durante gli stop per la ricarica. Buona pratica sono le tecniche di guida per prolungare l’autonomia, che si apprendono col tempo. Nota favorevole la ricarica, semplice e intuitiva, soprattutto con i “distributori” a corrente continua (DC) con cavo fissato sulla colonnina e una spina da inserire sull’auto.

Una rete da sviluppare
Gli aspetti negativi emersi nell’eRaid riguardano l’infrastruttura di ricarica, è sufficiente, almeno nelle zone attraversate, per l’attuale (piccolo) parco circolante, ma costringe ancora a deviazioni non necessarie. 25 km la più lunga durante l’eRaid. I 23.375 punti di ricarica attuali dovranno crescere almeno oltre quota 100.000 per soddisfare il mercato in ascesa: oggi in Italia elettriche e ibride plug-in sono meno di 168.000, ma nel 2030 saranno oltre 5 milioni, almeno secondo Motus-e. Crescita che dovrà anche eliminare il divario nella distribuzione sul territorio, ora concentrata al 57% nel nord Italia, 23% nel centro e solo il 20% nel sud e isole (fonte Motus-e). Altra esigenza è incrementare le colonnine Fast, al 4% del totale. Gli erogatori a corrente alternata (AC) con potenze di ricarica fino a 22 kW non sono adeguati per chi si muove per turismo a causa delle lunghe ore di sosta necessarie a modelli con accumulatori sempre più grandi. Le Fast fino a 50 kW permettono “rabbocchi” in meno di un’ora o poche decine di minuti con le Ultra Fast da 100-150 kW, o 300-350 kW. Varianti, queste ultime, che iniziano a comparire nelle stazioni autostradali dove è urgente la loro diffusione.

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