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Mar, Nov
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I RAEE si moltiplicano: in famiglia anche bici e monopattini elettrici

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Aumentano i prodotti tecnologici e aumentano i rifiuti che dovranno essere trattati come Raee una volta cessato il funzionamento. Esempi eclatanti? Monopattini elettrici e e-bike.  «Il loro corretto conferimento assicura un percorso virtuoso di riciclo nell’ottica dell’economia circolare» spiega il consorzio nazionale Ecolight, che fa luce su una situazione poco chiara per molti.



La crescita tecnologica ha sicuramente comportato notevoli cambiamenti nel quotidiano di ciascun individuo, soprattutto sotto il punto di vista della comodità; ciò che non si considera, tuttavia, è che con l’evoluzione si devono affrontare anche delle responsabilità inedite, spesso sconosciute ai più.
Anche solo un minuscolo auricolare bluetooth, alla fine del suo “ciclo vitale”, diventa infatti un rifiuto potenzialmente pericoloso, un RAEE; al progresso tecnologico segue quindi una produzione maggiore di rifiuti “delicati”, una conseguenza a cui non sembra però esserci una risposta adeguata.

“«Il mondo dei RAEE è costantemente in evoluzione, non solamente per la continua spinta all’innovazione che interessa il settore tecnologico, ma anche in virtù del cosiddetto “Open scope” che è entrato in vigore nello scorso mese di agosto», così afferma Gianluca Dezio, direttore generale del consorzio nazionale no-profit Ecolight. «Le nuove mode, ma anche i progressivi sviluppi sui prodotti che mettono al centro l’elettronica fanno sì che la famiglia dei RAEE debba continuamente allargarsi per comprendere prodotti che fino anche a pochi mesi prima non venivano considerati dal mercato o addirittura non esistevano nemmeno».

Più un prodotto di questo genere diviene popolare, più si alza il rischio di vederlo abbandonato sul ciglio della strada causa disinformazione sul da farsi; è il caso di robot aspirapolvere e biciclette a pedalata assistita, come anche di sigarette elettroniche e segway. «Possiamo identificare come RAEE tutti quei rifiuti che hanno al loro interno una componente elettrica o elettronica. È un insieme estremamente variegato per tipologia, dimensioni e funzionalità, ma questo non deve distrarre l’attenzione dalla necessità di conferirlo in modo corretto», prosegue poi Dezio, ponendo l’attenzione su ciò che viene indicato dalla sigla.

Sono RAEE gli elettrodomestici malfunzionanti e gli smartphone, i telecomandi, le lampadine o le stufe elettriche; e tutti, dal primo all’ultimo, devono passare da un preciso percorso di raccolta, trattamento e smaltimento. «Se guardiamo ai principi che muovono l’economia circolare, i RAEE rappresentano un’importante risorsa: sono infatti riciclabili per oltre il 90% del loro peso e dai rifiuti elettronici è possibile ottenere importanti quantitativi di plastica, ferro, alluminio e vetro», aggiunge infine il direttore di Ecolight «La corretta gestione di un RAEE inizia però dalla sua conoscenza: sapere che il monopattino elettrico o l’e-bike, che magari abbiamo appena regalato a nostro nipote, quando non funzionerà più dovrà essere conferito separatamente è il punto di partenza per dare vita ad una catena di valore».

Perché sì, è importante evitare che un RAEE venga smaltito nel modo sbagliato; spesso, ad esempio, molti di questi prodotti contengono batterie potenzialmente nocive per l’ambiente. E non c’entrano funzioni, dimensioni o chissà cosa: anche un auricolare, per quanto piccolo, deve seguire le stesse disposizioni. O si opta per la piazzola ecologica del proprio comune, o si porta l’oggetto in negozio al momento dell’acquisto sostitutivo. Nei casi di attività piuttosto grandi (oltre 400 mq di superfice di vendita) il ritiro è totalmente gratuito, e gli obblighi di ritiro gratis sono validi anche per le vendite effettuate online.

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