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Editoriale web
editorial in English
I Veri Problemi
Mentre
taluni accendono dispute volendo accreditare come validi i corsi
fatti per corrispondenza o via internet per certificare, in
Italia, i Responsabili Tecnici delle Officine o altri dubitano
sulla necessità di operare congiuntamente a difesa del settore
gas, dandosi, spesso, risposte solo relative al costo delle
quote associative, pochi si stanno rendendo conto di
un uragano
che si sta addensando all’orizzonte e che potrebbe far piazza
pulita di ogni disputa: la Commissione Europea ha presentato una
proposta di revisione della direttiva 2003/96/CE sulla
tassazione dei prodotti energetici recepita in Italia con il
decreto legislativo 2 febbraio 2007 n. 26.

In sintesi se
non si interverrà congiuntamente, con forza, con argomentazioni
valide e la proposta andasse in porto così come oggi si
prospetta, le conseguenze sarebbero gravi per il settore gas
auto e per il GPL in particolare perché l’accisa aumenterebbe in
modo significativo e così il prezzo alla pompa.
Una nota
della commissione spiega che le nuove norme proposte sono “finalizzate
a ristrutturare i regimi fiscali per i prodotti energetici,
eliminando gli attuali squilibri” . In effetti il calcolo si
farebbe sia tenendo conto delle emissioni di CO2 dei singoli
carburanti, sia del loro contenuto energetico che, insieme,
andrebbero a determinare l’aliquota totale da applicare al
prodotto. In termini monetari, la nota di Bruxelles prosegue
spiegando che “la componente basata sulle emissioni di CO2
rilasciate dal prodotto energetico, ammonterebbe a 20 euro per
tonnellata di CO2 e l’altra basata sul contenuto energetico,
ossia sull'energia effettiva generata dal prodotto misurata in
gigajoule (GJ), corrisponderebbe a 9,6 EUR/GJ per i carburanti
per motori, e 0,15 EUR/GJ per i combustibili per riscaldamento”.
Senza entrare
nel tecnicismo, e nel risultato matematico che tale calcolo
comporterebbe sull’accisa che ne risulterebbe per il GPL
(fantasticamente alta), noi non crediamo che il provvedimento
debba andare in porto nei termini in cui adesso si prospetta,
perché è evidente che, pur con propositi di equità energetica,
non corrisponde alla tendenza ormai riconosciuta e vitale per
l’ambiente di privilegiare le energie alternative e più
sostenibili. Ma la proposta verrà discussa dal Parlamento
Europeo e dal Consiglio; nei corridoi di Bruxelles dicono che
tutto ciò dovrebbe entrare in vigore, pur con gradualità, a
partire dal 2013.

Ovvio che
bisogna intervenire congiuntamente con determinazione e con
strumenti efficaci in ogni sede e a tutti i livelli. Non basta
un amico Sottosegretario, un Ministro illuminato o un gruppo di
parlamentari italiani, consapevoli del valore ecologico del GPL
e del metano, che votano a favore di questo o di quel
provvedimento nazionale. Qui bisogna far valere le ragioni del
settore In Europa: nelle sue Commissioni, nei Gruppi di
Contatto, nelle Direzioni Generali e nei Gruppi Politici (spesso
diversi dai Gruppi Italiani) che, alla fine, voteranno il
provvedimento. Bisognerà andare spesso a Bruxelles per chiedere
deroghe e fare dei distinguo, presentando documentazioni
incontrovertibili e esponendo posizioni chiare e univoche. Tutte
cose tecniche, complesse e costose, che solo un settore unito e
forte può fare.
Qui è il
problema:
solo un
settore unito e forte può fare.
Ugo Nazzarro
L'editoriale:
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scrivere al direttore, usate:
:
direttore@ecomobile.it
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N.
94 Marzo / Aprile 2011
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