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Editoriale web
editorial in English
Alea
jacta est
Non vogliamo anche noi
addentrarci nei meandri - o miasmi - della politica nazionale
perché altri più autorevoli media già ci deliziano con vecchi
cognati, giovani escort, eterni voltagabbana e quanto viene
ritenuto evidentemente fondamentale per tutti noi. Tuttavia
alcune considerazioni generali bisogna farle. Non vorremmo
sembrare banali, ma i settori del gas per autotrazione, e in
generale della mobilità ecologica, sono ora abbandonati a sé
stessi. La politica non se ne occupa.
La questione del mancato
recupero del credito derivante dall’incentivo ecologico da parte
delle officine e degli operatori, si è, come previsto, risolta
appena passato l’anno. Il Tesoro ha scaricato su migliaia di
artigiani e piccole industrie l’incentivo così magnanimamente
concesso che aveva ricevuto grande consenso politico. Ma questo
piccolo slittamento è stato catastrofico! Inutile
nasconderselo: è paradossale che molti installatori a fine anno,
per pagare le imposte a debito, abbiano dovuto accendere mutui
perché il Tesoro, per 2 mesi, non ha riconosciuto le imposte a
credito.
Il fatto poi che non si
riesca a far comprendere alla politica che gli incentivi
ecologici after market sono a costo zero per l’erario
(iva incassata, emersione dl nero, irpef, PIL, ecc.) e che gli
operatori chiedono al sistema-stato solo una copertura
organizzativa, è altrettanto paradossale.
Infine il termine
paradossale è di molto insufficiente per commentare il fatto
che ad ogni inizio d’anno il mercato si ferma completamente
perché in perenne attesa degli emendamenti al famigerato
“milleproroghe” per sapere di che morte morire. Il tutto in un
quadro di generale incompetenza dove, solo per fare bella figura
e avere facile consenso, media, politici e ambientalisti
dell’ultima ora si riempiono la bocca, i giornali e le fiere di
automobili elettriche. Con tutto il rispetto per questo
comparto ribadiamo che l’auto elettrica, così come la propongono
adesso, sarà, per 20 anni, solo per una parte della mobilità
urbana e delle flotte pubbliche. Oppure servirà per compensare
in UE la componente ecologica – e avere “crediti” –
dell’industria automobilistica. Le infrastrutture di
distribuzione dei carburanti, l’industria in genere, i sistemi
produttivi e distributivi dell’energia elettrica e il
mercato non sono ancora pronti per l’auto elettrica. Immaginare
di viaggiare con un auto elettrica per lavoro o vacanza,
soprattutto per spostamenti extraurbani, oggi non è ancora
ipotizzabile.
In
questo scenario l’unica cosa che gli operatori seri possano fare
è tirar su le maniche e lavorare al meglio delle
possibilità. Il dado è tratto e ora Aiutati che Dio
t’aiuta: industriali e artigiani devono arrangiarsi, con
competenza, economicità e saggezza.
Ciò che verrà, se verrà,
sarà un di più gradito, ma non dovrà essere l’unica possibilità
di crescita. La migliore formazione professionale, la più
razionale organizzazione del proprio lavoro e l’analisi dei
costi dovranno essere standard irrinunciabili sui quali
costruire il proprio futuro. Il rischio è la scomparsa di un
intero comparto entro pochi anni.
La traduzione della
celeberrima frase da Svetlonio attribuita a Cesare nel famoso
passaggio del Rubicone, è quel che è fatto e fatto:. il
Settore da parte sua ha fatto quello che doveva , adesso andiamo
avanti a lavorare. Come sempre, del resto.
Ugo Nazzarro
L'editoriale:
Se avete commenti o volete
scrivere al direttore, usate:
:
direttore@ecomobile.it
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N.
93 Gennaio / Febbraio 2011
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