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01
Mar, Dic
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Trasporti, Roma: quanto è utile lo sharing?

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Cityscoot, startup francese di scooter sharing elettrico, ha deciso di ritirare i propri mezzi da Roma. Nonostante tutti gli sforzi, ha fatto sapere l’azienda, non siamo riusciti a cambiare le abitudini di mobilità. Dalla fine dell’isolamento, la nostra attività a Roma non è mai tornata agli standard storici, a differenza di tutte le altre città in cui operiamo.

La notizia ha convinto l’Agenzia DIRE ad approfondire il ruolo che gli sharing giocano nella difficile partita della mobilità romana: con una serie di puntate affitteranno un mezzo diverso per valutarne i pro e i contro. Nella prima puntata è stato noleggiato un monopattino per spostarsi da piazza del Popolo a piazza di Spagna simulando l’utilizzo che ne potrebbe fare un turista e, successivamente, l’utilizzo di un utente che deve compiere il percorso nel minor tempo possibile.

Parco auto private: Roma è la capitale del traffico

Tra le strade della città, i cittadini possono vantare circa 92 ore l'anno trascorse in coda. La causa principale è da rintracciare nell'enorme parco auto private, costituito da circa 1,76 milioni di autovetture e 388 mila motocicli. Un risultato che pone Roma al secondo posto in Italia per quanto riguarda il tasso di motorizzazione, circa 900 veicoli ogni 1000 abitanti.

 

Sistema di trasporto pubblico locale e modalità di spostamenti

La flotta bus a Roma è composta da 2.600 veicoli, dei quali, quasi il 27% è elettrico o alimentato a metano. La rete portante su ferro è costituita da un sistema a tre componenti: metropolitana, ferrovie concesse e ferrovie regionali, oltre alla rete tranviaria che conta 6 linee.

La domanda complessiva di mobilità, generata dai soli residenti a Roma di età superiore ai 14 anni, raggiunge, in un giorno feriale tipo, i 5,3 milioni di spostamenti. Di questi, il 58%, circa 3 milioni di spostamenti, avviene tramite mezzo privato, mentre il 21,2% tramite trasporto pubblico. Sono, invece, 1 milione gli spostamenti a piedi, mentre 74 mila sono i cittadini che scelgono la bicicletta. Circa il 38% degli spostamenti è legato a motivi non sistematici, il 20% invece riguarda spostamenti effettuati con regolarità, il resto riguarda i rientri verso il proprio domicilio. Il 55%degli spostamenti è di breve durata, inferiore ai 30 minuti, mentre nella fascia oraria di punta del mattino che va dalle 7.30 alle 9.30 si concentra quasi il 20% della mobilità generata nel corso della giornata.

 

Servizi di sharing

A Roma sono operativi tre servizi di car sharing, di cui due privati e uno pubblico. Complessivamente a disposizione degli utenti ci sono circa 2.300 veicoli, di cui il 28% a trazione elettrica. I due operatori privati hanno creato un sistema free floating che permette di poter lasciare il mezzo in qualunque parte della città, ma sempre all'interno delle zone di noleggio. I costi variano da 0,19 euro a 0,29 euro al minuto. Il servizio pubblico, al contrario, utilizza il modello station based con una flotta di 185 unità e 144 postazioni per la presa in consegna dei veicoli, distribuite su 13 dei 15 Municipi urbani. Il costo del servizio prevede un deposito cauzionale di 100 euro e una quota di abbonamento annuo che varia da un minimo di 120 euro ad un massimo di 150 euro, previsto anche un trimestre di prova al costo di 40 euro. I costi si aggirano intorno ai 2,50 euro l'ora per la postazione fissa, 3 euro l'ora per il sistema one way.
Tre sono i servizi di scooter sharing che mettono a disposizione quasi 2.000 scooter, 125 cc e 50 cc, sia elettrici che a benzina, tutti basati sul sistema free floating. Da qualche mese sono comparsi a Roma anche i monopattini sharing: le aziende presenti sono cinque e mettono a disposizione i propri veicoli con dei costi che vanno da 0,15 euro al minuto fino a 0,25 euro al minuto, per tutti il costo di sblocco è di 1 euro. In parallelo anche le bici con la pedalata assistita che costano 0,25 euro per sbloccarli e 0,10 euro al minuto, ponendosi come il mezzo più economico fra quelli sharing.

 

Ruolo degli sharing

In questo contesto il ruolo dello sharing è quello di diminuire il parco mezzi privati e implementare il servizio di trasporto pubblico. Possedere un’auto o un motoveicolo di proprietà è oneroso e il costo può arrivare anche a 5 mila euro l’anno, secondo le fonti dell’Aci. Un veicolo sharing indubbiamente abbatte questi costi, permette il parcheggio sulle strisce blu, toglie ogni problematica legata alla proprietà, come danni accidentali o atti vandalici, e, se è elettrico, riduce anche l'inquinamento ambientale. Nonostante questo gli italiani preferiscono il mezzo privato ed un ruolo importante lo giocano i costi: dalle stime evidenziate nello studio 'Car sharing - Evoluzione e prospettive' a cura dell'ingegner Gaetano Valenti, di Enea, e dell'ingegner Marco Mastretta, di Ics, risulta che il car sharing è economicamente vantaggioso per gli utenti che utilizzano l'auto per percorrenze annue inferiori agli 8.000 chilometri. Diventa particolarmente vantaggioso per percorrenze annue ancora più basse: dai 3.000 ai 6.000 chilometri annui, ma il vero risparmio si ottiene quando si fa un uso combinato fra sharing e trasporto pubblico.

Infatti, per quanto riguarda l’implementazione del servizio di trasporto pubblico, l’idea sarebbe quella di usare i mezzi pubblici per poi completare l’ultimo tratto con il mezzo in sharing. Uno scambio funzionale se ci si sposta dal semi-centro al centro, ma che non è cosi automatico nel percorso dal centro alla periferia.

 

Ai tempi del Covid-19

Secondo l'indagine 'How Covid 19 will shape urban mobility' condotta dal Boston Consulting Group, nel post lockdown abbiamo registrato un calo drastico nell'utilizzo del trasporto pubblico e dei servizi di sharing, pari al 60% mentre è cresciuto l'uso dell'auto privata come mezzo principale e si è anche diffusa l'abitudine di spostarsi in bicicletta o in monopattino. Cinesi e italiani sono rispettivamente primi e secondi per utilizzo della macchina privata come mezzo principale, tuttavia, forse anche grazie agli incentivi statali, l'utilizzo della bici è passato dal 21% al 59%. Più in generale, emerge come la maggior parte degli intervistati preferisca un viaggio senza contatti con altre persone, con le nuove strategie di prevenzioni che prevalgono anche sulla riduzione dei tempi di spostamento. Gli sharing assicurano un viaggio solitario ma anche una sanificazione accurata: In media, un'auto viene igienizzata quattro volte più frequentemente rispetto al normale, quindi più volte durante la settimana. La sanificazione non avviene solamente quando l'auto si trova in officina o viene portata all'autolavaggio, ma ogni volta che i nostri operatori intervengono per fare rifornimento e per spostare i veicoli dalle zone a domanda debole a quelle dove la richiesta è più alta ribadisce Andrea Leverano, Regional operation director South West di Share Now. Sugli scooter sharing i kit di pulizia si trovano nel bauletto e tra le altre cose prevedono un sottocasco monouso mentre lo spazio sui monopattini non è sufficiente per equipaggiarli con kit di pulizia.

 

Per chi è utile lo sharing?

Sicuramente per chi abita in centro o semicentro, fa pochi chilometri l'anno, meno dei 13.000 km/annui di media degli italiani e principalmente li percorre in città e per spostamenti non sistematici. Lo sharing è un servizio che presuppone un cambiamento profondo nel modo di concepire l'auto, anche solo per il fatto che scinde l'uso del veicolo dal suo possesso e ne ottimizza l'uso introducendo un meccanismo di rotazione degli utenti. Questo non solo riduce il numero di veicoli, ma anche l'occupazione di spazio pubblico per la sosta: un mezzo sharing ne toglie 5-6 privati. Studi svolti in contesti diversi hanno evidenziato come gli utenti dello sharing dopo aver rinunciato all'auto di proprietà diminuiscono la percorrenza con il mezzo individuale, fino a un -60%, e aumentano il tempo trascorso sui mezzi, fino al 40%, e dei mezzi ciclopedonali, fino al 15%. Questo dato sottolinea ancora una volta la stretta connessione che c’è fra il sistema di trasporto pubblico locale e i servizi sharing. Ecco perché' in una città come Roma, carente dal punto di vista del trasporto pubblico, lo sharing non può rappresentare ancora un'alternativa al mezzo privato, soprattutto per chi ne fa un uso quotidiano e abita in periferia, specifica l’agenzia DIRE.

 

 

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