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Lun, Gen
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Cop26, clima a Patto ridotto

Ambiente
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Dal 31 ottobre al 13 novembre si è svolta a Glasgow, Scozia, presieduta dalla Gran Bretagna in partnership con l’Italia, la Cop26, conferenza
delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2021.

Da quasi tre decenni l’Onu riunisce quasi tutti i Paesi della terra per i vertici globali
sul clima – chiamati Cop – ovvero Conferenza delle Parti. Da allora il cambiamento climatico da questione marginale è divenuto priorità globale. I leader erano più di 190. Più migliaia di negoziatori, rappresentanti di governo e imprese per dodici (13 considerato il ritardo nel chiudere
i lavori) giorni di negoziati.
Il 13 novembre, quando molti già dubitavano, è arrivato il nuovo accordo mondiale sul clima.
Il Glasgow Climate Pact, questo il nome ufficiale del testo, è stato siglato dai 200 Paesi dopo un ultimo intervento dell’India alla ricerca di un compromesso sul carbone: accolta la sostituzione della formula phase-out, cioè eliminazione graduale del carbone, inserendo l’espressione phase-down, cioè riduzione graduale. Mantenuto l’obiettivo prioritario di tenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, contro i 2 dell’Accordo di Parigi. I tagli alle emissioni rimangono il 45% al 2030 rispetto al 2010, per puntare alle zero emissioni nette al 2050.
Si invitano inoltre i Paesi ad accelerare sulle fonti rinnovabili, a chiudere al più presto le centrali a carbone e ad eliminare i sussidi alle fonti fossili. Su questo ultimo punto, per la prima volta si parla esplicitamente di abbandono graduale. I paesi meno sviluppati hanno denunciato l’assenza di impegni per i 100 miliardi di dollari all’anno previsti dall’Accordo di Parigi come contributo per la decarbonizzazione.
Manca anche il fondo per ristorare i danni causati dal cambiamento climatico. C’è la creazione di un mercato globale del carbonio ma i punti critici sono molti. Il nuovo sistema fa affidamento sui carbon offset, le compensazioni, come la CO2 sequestrata dalle foreste, soluzione che non
porta a tagli delle emissioni e non garantisce che il sequestro della CO2 sia permanente. Raggiunti diverse intese su aspetti della lotta al riscaldamento climatico.
Nell’accordo contro la deforestazione più di 100 paesi promettono di fermarla entro il 2030. Il Global Methane Pledge mira a ridurre le emissioni metano del 30% rispetto ai livelli 2020 entro la fine del decennio; firmato da 108 paesi, hanno aderito Stati Uniti e UE, ma non Cina, India e
Russia. È un accordo debole, consente scappatoie e non è risolutivo sui nodi più critici. Si spera che vengano affrontati l’anno prossimo a Sharm el-Sheik, dove si terrà la Cop27. Se Greta Thunberg su Twitter grida ancora al Bla Bla Bla, per il Wwf ci stiamo muovendo nella giusta direzione, sebbene il testo concordato sia lontano dalla perfezione. Il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto che l’accordo Cop26 è un compromesso che non dimostra abbastanza determinazione politica per superare alcune delle sue contraddizioni più profonde. Per la segretaria dell’Unfccc (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), Patricia Espinosa, ora abbiamo impegni per natura e foreste, per adattamento, per popolazioni indigene, per giovani e donne. Ma siamo ancora lontani dalla meta. L’ugandese Vanessa Nakate, Fridays for Future: Anche se i leader mantenessero le
promesse fatte qui a Glasgow, la distruzione di comunità come la mia non verrebbe fermata. Solo tagli immediati e drastici delle emissioni ci daranno speranza di sicurezza. Per Greenpeace l’accordo è debole e manca di coraggio, ma è stato dato un chiaro segnale. L’era del carbone è agli sgoccioli e questo conta.

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