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Mar, Set
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Olocausto Ucraina, emergenza energia

Ambiente
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Giovedì 24 febbraio lo spietato Putin dittatore della Federazione Russa ha iniziato la criminale invasione e guerra all’Ucraina.

Al di là dell’olocausto, della tragedia umana e della disfatta della politica e della diplomazia occidentali, saranno disastrose le conseguenze sul sistema economico mondiale. 
In prima linea, oltre agli eserciti, la questione energetica che si ripropone violentemente in tutte le agende, con gravi ripercussioni per il nostro Paese. Già il 25 febbraio il presidente del Consiglio Mario Draghi rese un’informativa urgente alle Camere, che ha trovato un approfondimento il 1° marzo. La maggiore preoccupazione riguarda il settore energetico, già colpito dai rincari di questi mesi: circa il 45% del gas proviene dalla Russia, in aumento dal 27% di dieci anni fa (importiamo circa il 95% del gas che consumiamo, ndr). Le vicende di questi giorni dimostrano la stupidità di non aver diversificato maggiormente le fonti di energia e i fornitori negli ultimi decenni. 
Dobbiamo procedere sul fronte della diversificazione, per superare la nostra vulnerabilità e evitare crisi future. L’arrivo di temperature più miti ci permette di guardare con fiducia ai prossimi mesi, ma dobbiamo intervenire per migliorare la nostra capacità di stoccaggio
La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altre capacità di importazione. Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni, ma anche per l’immediato futuro, rischia di essere più complicata.
 
In Italia abbiamo ridotto la produzione di gas da 17 miliardi di mc (metri cubi) all’anno nel 2000 a  circa 3 miliardi nel 2020, a fronte di un consumo nazionale rimasto costante tra i 70 e i 90 miliardi di mc. Gli stoccaggi italiani di gas, pur buoni (al 1° marzo 2,5 miliardi di mc) grazie all’infrastruttura efficiente, sono stati utilizzati a pieno ritmo: in febbraio hanno già raggiunto il livello di fine marzo. 
L’Italia è impegnata a spingere l’Unione Europea verso meccanismi di stoccaggio comune, che aiutino i Paesi a fronteggiare momenti di riduzione temporanea delle forniture. 
Ci auguriamo – sottolinea il presidente del Consiglio – che questa crisi possa accelerare una risposta positiva sul tema. È importante muoverci verso un approccio comune per lo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas: permetterebbe di ottenere prezzi ben più bassi dai Paesi produttori e assicurarci vicendevolmente in caso di shock isolati. 

GESTIRE AL MEGLIO UNA POSSIBILE CRISI ENERGETICA
La situazione richiede la messa a punto di misure di emergenza. Quelle individuate dal Governo includono maggiore flessibilità dei consumi, sospensioni nel settore industriale, regole sui consumi di gas nel settore termoelettrico, oltre all’aumento delle forniture alternative come l’incremento del gas naturale liquefatto importato dagli Stati Uniti (incassata la disponibilità di Biden), strada che presenta un ostacolo, ovvero la limitata capacità di utilizzo a causa del numero ridotto di rigassificatori. Il Governo vorebbe incrementare i flussi da gasdotti non a pieno carico, come il TAP dall’Azerbaijan, il TransMed da Algeria e Tunisia, il GreenStream dalla Libia
Tra le opzioni al vaglio un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a disposizione ed eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio, che non prevederebbero comunque l’apertura di nuovi impianti. Contemplati anche ulteriori interventi, se necessari, per calmierare il prezzo dell’energia.

SVILUPPO DELLE FONTI RINNOVABILI
Confermata l’intenzione di procedere, nel lungo periodo, verso lo sviluppo delle fonti rinnovabilianche e soprattutto con una semplificazione delle procedure per l’installazione degli impianti, oggi ostacolo per i progetti onshore e offshore rinnovabili. 
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obiettivo indipendentemente da ciò che accadrà alle forniture di gas russo; non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese, ne va anche della nostra libertà e prosperità.

GAS ESSENZIALE COME COMBUSTIBILE DI TRANSIZIONE
Draghi ha sottolineato che la transizione non può prescindere dal gas. Dobbiamo anche investire sullo sviluppo del biometano, rafforzare il corridoio sud, migliorare la nostra capacità di rigassificazione e aumentare la produzione nazionale a scapito delle importazioni. Perché il gas prodotto nel proprio Paese è più gestibile e può essere meno caro
La crisi di portata storica che Italia ed Europa hanno davanti sarà lunga e difficile da ricomporre, anche perché sta confermando l’esistenza di profonde divergenze sulla visione dell’ordine mondiale.

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